Energia spirituale : I 2 esperimenti che ne hanno dimostrato l’esistenza

Energia spirituale : I 2 esperimenti che ne hanno dimostrato l’esistenza

L’energia spirituale rappresenta una forza energetica primordiale. Un campo unificato di energia attraverso il quale si organizzano tutti i processi di vita.

Questa rete energetica permea tutto l’universo e risiede in ogni cosa. Potresti aver sentito parlare di Ki nelle arti marziali giapponesi, Prana nella filosofia hindi o Etere in altre accademie di saggezza. Ad ogni modo, tutte le pratiche spirituali come il reiki, la pranoterapia, lo yoga o la meditazione basano i loro insegnamenti su questo campo di energia che, come un collante magico, fa da ponte tra il percepito e il non percepito, tra il visibile e l’invisibile, tra il manifesto e il non-manifesto.

Tuttavia, anche se l’esistenza di un campo universale di energia era stato teorizzato e descritto già da millenni, le verifiche che provavano una volta per tutte l’esistenza di questa “dimensione energetica” sono state svolte solo di recente.

Attraverso questo articolo, quindi, analizzeremo due esperimenti prodotti da alcuni scienziati quantistici che, nel silenzio mediatico, sono riusciti a constatare l’esistenza di una forza energetica “misteriosa” in grado di influenzare il DNA umano e la realtà stessa delle persone.

 

EMOZIONI E DNA (Primo esperimento)

 

Nel 1993 alcuni scienziati collaborarono con l’esercito USA in un esperimento segreto, in cui si cercò di verificare se il potere dei sentimenti continuava ad avere un effetto sulle cellule viventi, anche quando quelle cellule non facevano più parte dell’organismo umano.

Più precisamente, gli scienziati vollero capire se prelevando campioni di alcuni volontari, le emozioni riuscivano a essere percepite dalle cellule separate e, in tal caso, fino a quali distanze.

Al soggetto venne mostrato una serie di filmati (comici, erotici o scene di guerra) in maniera tale da creare al suo interno diversi stati emotivi. Mentre i suoi campioni di DNA vennero posizionati in un’altra stanza a diversi metri di distanza da lui.

Ciò che emerse, è quando il soggetto produceva determinate emozioni, anche il suo campione di DNA reagiva nello stesso esatto momento producendo specifiche risposte elettriche.

In altre parole, nonostante il soggetto e il campione fossero distanti decine di metri , il DNA si comportava come se si fosse trovato ancora all’interno del volontario.

Ma quello che ha dell’incredibile, fu la distanza massima con cui poteva avvenire questa immediata risposta: gli scienziati si ritrovarono a misurare questo intervallo – che era pari a 0 secondi – fino ad una distanza di 560 kilometri. Le cellule, quindi, anche se divise da una  distanza di centinaia di kilometri riuscivano a comunicare nell’immediato. L’effetto avveniva contemporaneamente sia che il campione si trovasse nell’altra stanza, sia che fosse situato dall’altra parte della nazione.

 

Non cambiava niente.

 

Le implicazioni di questo esperimento sono tante: in primis, significa che le emozioni possono influenzare il nostro DNA, ma cosa più importante qualcosa riesce a tenere collegata tutta la materia, una sorta di collante che mantiene unito ogni cosa anche a distanze incredibili.

Il risultato di questo esperimento è la prova tangibile che esiste una dimensione a noi invisibile che lavora insieme alla nostra. Un campo sottile che le antiche filosofie spirituali chiamano, appunto, energia spirituale.

 

L’EFFETTO FANTASMA DEL DNA(Secondo esperimento)

 

Questo esperimento é stato portato avanti dal biologo quantistico Vladimir Poponin presso l’Accademia delle Scienze in Russia nel 1992, in cui si cercò di evidenziare la capacità della doppia elica del DNA di modificare le proprietà fisiche di un sistema. 

Ma cosa si scoprì nel dettaglio?

Durante questo esperimento venne messo alla prova il comportamento del DNA nei confronti dei fotoni: per prima cosa gli scienziati rimossero tutta l’aria che era presente in un cilindro – appositamente progettato per questo test – creando ciò che normalmente si definisce un vuoto. Ma attenzione: concettualmente il termine vuoto comporta che il contenitore non presenti alcun tipo di elemento ma, come ben sapevano gli scienziati,   anche dopo aver tolto tutta l’aria dal cilindro qualcosa rimase impresso all’interno del contenitore: i fotoni.

I fotoni sono particelle di luce prive di materia comunemente chiamate quanti di energia. Il fotone è una particella che ha vita infinita: può essere creato e distrutto dall’interazione con altre particelle, ma non può decadere spontaneamente. Pur non avendo massa, è influenzato dalla gravità ma, secondo Poponin, c’era una lontana possibilità che queste particelle potessero essere influenzate direttamente da qualcos’altro.

Perciò, tramite un dispositivo creato appositamente per questo esperimento, si cominciò ad approfondire gli automatismi che stavano dietro ai movimenti dei fotoni. Per cominciare, si verificò la posizione dei fotoni all’interno del cilindro, trovando una distribuzione del tutto normale e, quindi, totalmente casuale.

Fin qua, l’esperimento stava andando secondo le aspettative del team ma, successivamente, dei campioni di DNA umano vennero inseriti all’interno del cilindro chiuso, in modo da poter osservare quali osciallazioni avrebbero adottato le particelle quantiche.

In presenza di esso, gli scienziati iniziarono a verificare un comportamento che nessuno aveva previsto: i fotoni anziché mantenere la solita struttura avevano cambiato disposizione seguendo uno schema geometrico. Era evidente come il DNA stava riuscendo ad influenzare le particelle di luce per mezzo di una forza invisibile, ed è importante da evidenziare perché nella fisica non esiste nessun tipo di principio che possa giustificare un effetto simile. 

Ma non è tutto!

Quando il DNA venne rimosso dal cilindro avvenne qualcosa di ancora più inaspettato: i fotoni continuarono a comportarsi come se ancora fosse presente una struttura in grado di dar loro un andamento diverso dalla casualità. In altre parole, i fotoni si stavano comportando come se il DNA fosse ancora presente all’interno del cilindro.

A fronte di questo effetto, Poponin dichiarò che i fotoni si stavano comportando “sorprendentemente e contro-intuitivamente”. Tuttavia, non riuscirono a dare una spiegazione logica a questo fenomeno che venne soprannominato: “Effetto fantasma del DNA”.

Tanti erano i dubbi e poche le risposte. Che cosa aveva influenzato le particelle in assenza del DNA? Il DNA aveva forse qualcosa dietro di sé, una specie di forza residua che permaneva anche dopo la rimozione del materiale biologico?

Ad oggi al contrario di quanto si pensi conosciamo molto poco sul DNA, circa il 5%, ovvero la parte legata al corredo genetico. Il restante 95% circa viene definito DNA non sense o muto, proprio perché non si conosce ancora con precisione la sua funzione.

In conclusione, da questo esperimento si evince come il DNA riesca a modificare un “campo” sottile, non ancora indagato dalla fisica, che costringe le particelle quantiche a comportarsi in modo “contro-intuitivo”.

 

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Autore

  • Riccardo Ciattini

    Namasté! Mi chiamo Riccardo Ciattini e sono l'autore del libro "La Legge di Attrazione al servizio dell'Anima". Il mio scopo è quello di riportare per iscritto le saggezze che ho appreso in India e in giro per il mondo, cercando di donare una profonda consapevolezza su cosa significa vivere dal cuore.

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