La Materia NON Esiste: tutto é vibrazione ed energia

La Materia NON Esiste: tutto é vibrazione ed energia

Nell’Ottocento la scienza era convinta di aver compreso tutti i principi fondamentali della natura. Gli atomi erano i “mattoncini” con cui era costruito il mondo, le leggi gravitazionali di Newton spiegavano il moto dei pianeti e di tutti gli altri corpi celesti, mentre l’Universo intero sembrava funzionare come un gigantesco orologio.

Ma nei primi decenni del Novecento, una rivoluzione scientifica di immensa portata ribaltò tutte le certezze fino ad allora conquistate dalla fisica classica, dimostrando quanto la conoscenza della realtà era ben lontana dall’essere completa.

Tutto cominciò quando il mondo della fisica si trovò a fare i conti con alcune domande che non potevano trovare risposta nelle teorie classiche. Tutta la realtà subatomica sembrava funzionare secondo paradigmi scientifici ancora del tutto sconosciuti, lontani anni luce dalle normali leggi della meccanica classica – che normalmente valgono per il mondo macroscopico.

Così, in pochi decenni gli sconvolgimenti in campo scientifico arrivarono uno dopo l’altro: con l’avvento della fisica quantistica una nuova visione d’insieme si fece spazio e un nuovo periodo di rivoluzioni scientifiche vide la nascita grazie ad importanti scoperte nel campo della materia.

Ciò accadde perché per interpretare il comportamento delle particelle e i fenomeni naturali microscopici fu necessario formulare nuove leggi fisiche, nuovi paradigmi fisici che potessero dare risposte laddove vi era solo e soltanto mistero.

La prima scoperta che ribaltò buona parte dei paradigmi fisici fu la Teoria dei quanti, la quale venne introdotta nei primi anni del novecento dallo scienziato tedesco e premio Nobel della scienza, Max Planck.

Per rimediare appunto alle carenze della fisica classica, Planck introdusse il concetto di quanto di energia o di quantizzazione. Secondo lo scienziato tedesco quantità fisiche come l’energia, potevano essere scambiate per mezzo di pacchetti energetici (quanti) tramite valori di energia ben specifici e non illimitati come sosteneva la fisica classica.

Tuttavia, contrariamente ad altri fisici, Planck fu uno scienziato attento e propenso alle questioni filosofiche. La sua predisposizione innata verso lo studio dei fenomeni dell’Universo, lo portarono a concludere che tra religione e scienza non ci fosse contraddizione, ma perfetta concordanza. Ed è proprio grazie a questa sua visione «spirituale» che a Firenze nel 1944 dichiarò: «Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, ovvero lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste, che in virtù di una forza, che fa vibrare le particelle, e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza, l’esistenza di uno Spirito intelligente e cosciente. Questo Spirito, è la ragione di ogni materia».

Puoi ben immaginare quanto clamore fecero queste parole e quanto risuonarono, anche con un certo scetticismo, nel mondo scientifico. In fondo in quel periodo la scienza era convinta di aver raggiunto un’ottima comprensione dell’Universo: le leggi di Newton, le passate scoperte sulla gravità e sul funzionamento dei corpi celesti illusero gli scienziati di essere approdati verso gli ultimi gradini nella scala della conoscenza universale.

Ma quando furono teorizzate, e poi successivamente dimostrate le scoperte sulla natura quasi «poco sensata» del mondo sub-atomico, questa gigante convinzione iniziò a crollare.

Tra le numerose rivelazioni della fisica quantistica, quella più iconica è stata senza dubbio la scoperta sulla natura illusoria e unitaria della materia: quello che emerse nel 1910 grazie alle rilevazioni del fisico britannico Rutherford[1], è che l’atomo è una struttura prevalentemente vuota.  Anche se i sensi fisici ci fanno percepire la materia come qualcosa di solido e reale, nell’infinitamente piccolo questa percezione si dimostra infondata e irreale.

L’atomo nella sua forma più elementare è un paesaggio desolato e immateriale. Non possiede una membrana o una parete che gli conferisce una forma o una precisa composizione, ma esistono solo delle particelle (elettroni) che ruotano intorno al nucleo atomico a una precisa distanza e che, in un certo senso, ne tracciano il confine.

Ma quello che ha dell’incredibile, è che se si ingrandisse il nucleo atomico alla grandezza di un sasso, l’elettrone ruoterebbe intorno ad esso alla distanza di ben un kilometro! Questo implica che il libro contenente queste parole o il dispositivo su cui stai leggendo questa lettura, la sedia su cui sei attualmente seduto, la casa in cui vivi, quella cosiddetta realtà solida, è formata per la maggior parte da spazio vuoto, esattamente per il 99%.

 

 

Un rapido calcolo ci mostra che la parte solida di un atomo è solo lo 0,0000001 percento della massa dell’intero atomo. È inconcepibile che gli oggetti solidi siano costituiti da una materia solida così piccola. Tuttavia secondo la fisica quantistica non esistono di per sé le ”particelle”, ma campi di energia che interagiscono tra di loro: gli elettroni sono vibrazioni nei campi degli elettroni, i protoni vibrano in un campo di protoni e così via. 

Perciò, per fare un esempio, quando siamo seduti su una sedia quello che accade, in realtà, è che i campi di energia della sedia e del nostro corpo si scontrano, rispingendosi a vicenda. Nessuno tocca davvero qualcosa, sono solo i nostri sensi fisici a farci credere questa cosa. 

Come scrisse Einstein “Tutto è energia e questo è quello che esiste”; anche se a livello sensoriale la realtà appare solida e materiale, se scomponessimo la materia nei suoi componenti più piccoli noteremmo una cacofonia perfetta di energie quasi impercettibili che danzano e che vibrano ad una determinata frequenza. Al suo livello più elementare la materia non si presenta come piccole particelle isolate; tutta la materia è essenzialmente una e indivisibile, un tessuto connesso e dinamico di campi vibranti di energia.

Niels Bohr, un fisico danese che dette un contributo significativo alla comprensione della struttura atomica e della teoria quantistica, dichiarò: “Se la meccanica quantistica non ti ha profondamente scioccato, significa che non l’hai ancora capita. Tutto ciò che chiamiamo reale è fatto di cose che non possono essere considerate reali”.

Anche il grande scienziato serbo Nikola Tesla era assolutamente convinto che “se vuoi scoprire i segreti dell’universo, devi pensare in termini di energia, frequenza e vibrazione“.

Ad ogni modo, l’avanzare della fisica quantistica fece sì che la realtà non fosse più osservata come un fenomeno individuale e separato, ma come qualcosa di unitario e omogeneo. Ma c’è di più: grazie a queste scoperte scientifiche si riuscì a dimostrare quello che le antiche culture predicano da millenni: si parla di Chi nelle tradizioni cinesi, Prana nello Yoga o Hado nelle filosofie giapponesi. Ad ogni modo, tutte le pratiche spirituali come il reiki, la pranoterapia, la cromoterapia o la meditazione, poggiano i loro insegnamenti intorno a questo campo energetico che è considerato portatore e creatore dei processi di vita dell’intero Universo.

Secondo le scuole di saggezza più antiche, questa energia è come una fitta ragnatela che mette in connessione ogni essere vivente, come un collante magico che fa da ponte tra il percepito e il non percepito, tra il visibile e l’invisibile, tra il manifesto e il non-manifesto.

Un altro fisico quantistico di fama mondiale come Werner Heisenberg, disse una volta:  “ L’universo non è fatto da cose. Ma da reti di energia vibratoria che emergono da qualcosa di ancora più profondo e sottile” E come contraddirlo! Anche se a livello sensoriale la realtà appare solida e materiale, nel mondo subatomico tutto è in costante movimento, ogni atomo che ci compone e che ci circonda vive in uno stato vibratorio permanente che ci fornisce una specifica “impronta energetica” con la quale creiamo la nostra vita.

 

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L’energia del punto zero

 

 Questo mare onnipervadente di energia quantistica è stato misurato per la prima volta in uno esperimento prodotto dallo scienziato e fisico americano Harold Puthoff.

L’esperimento di Puthoff venne misurato a zero gradi Kelvin, la temperatura più bassa possibile che si possa riscontrare in un corpo termodinamico (che equivale a -273° Celsius). A questa temperatura, secondo la fisica newtoniana, tutto il movimento molecolare dovrebbe cessare e non si dovrebbe misurare energia! Ma come si può ben immaginare invece di riscontrare assenza di energia, come atteso, Puthoff scoprì quello che chiamò “calderone ribollente di energia”, un mare di energia in grado di propagarsi in ogni direzione e che, denominò, con il nome “energia del punto zero”.

Essa permea l’intero universo e fluttua continuativamente come interazione tra materia e antimateria […] è una riserva grande quanto l’universo…si annichila e si ricrea da sola” riferisce il prof. Paul Czysz. “Questa energia ricavata dal “vuoto spazialefornisce circa 40-50 megawatts di potenza per pollice cubo(3mc) di spazio. Volendola utilizzare nessuno venderebbe più benzina o petrolio“.

Secondo il fisico russo Sakharov: “E’ un oceano di energia galleggiante, congelata in un quantum temporale, infinita come l’universo”. Non a caso, infatti, scienziati di grande caratura come Nikola Tesla o Thomas T. Brown erano convinti  che, con il giusto “sistema”, si sarebbe potuto garantire energia infinita e “pulita”, decretando così la fine dalla dipendenza del petrolio con tutto ciò che ne consegue per i benefici dell’umanità e dell’ambiente. (Ma questo è un argomento che ho approfondito nell’articolo: Gli incredibili esperimenti di Nikola Tesla che sfruttavano l’Etere)

Un abbraccio, stammi bene. Riccardo Ciattini.

 

[1] In questo esperimento una superficie composta da dieci mila atomi venne bombardata con dei raggi di energia. Quello che emerse è che nel 99% dei casi le particelle di energia attraversavano la lamina senza subire deviazioni. Questo portò alla conclusione che l’atomo doveva essere formato prevalentemente da spazio vuoto, poiché nella maggior parte dei casi i raggi di energia non incontravano nessuno ostacolo.

 

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