Le 5 ferite dell’Anima o karmiche dell’uomo

Le 5 ferite dell’Anima o karmiche dell’uomo

Le ferite dell’Anima, chiamate anche ferite karmiche, rappresentano un argomento profondo e di notevole importanza per tutte quelle persone che da tempo stanno cercando di risolvere i propri blocchi emotivi interiori e comprenderne la natura intricata e spesso misteriosa di queste ferite.

Interiorizzare la logica e la ragione delle ferite animiche o karmiche diviene un passo necessario per poter raggiungere uno nuovo stadio di coscienza, purificare la propria interiorità e riuscire a raggiungere una profonda serenità e pace interiore.

Molte persone sono convinte di dover necessariamente aggiungere e costruire qualcosa di nuovo per raggiungere la luce del benessere emotivo, ma in realtà l’obiettivo principale è quello di purificare e togliere tutte le tossicità presenti dentro gli abissi della propria interiorità. Per questo è essenziale lavorare sulle ferite dell’Anima. Comprendere e guarire le ferite dell’anima quindi, diviene un passo necessario e doveroso se si desidera evolvere e salire più velocemente lungo la scala evolutiva della propria Anima.

Questo argomento inoltre, è essenziale per comprendere ancora più profondamente i meccanismi universali della Legge di attrazione e della Legge di Karma. Non è un caso infatti che molti di voi siano state rimandate su questo articolo attraverso le due guide gratuite: “La Legge di Attrazione: la guida definitiva” e “Che cos’è il Karma: la guida completa”. Le ferite dell’Anima influenzano il processo di attrazione che è insito nel potere nella mente e rappresentano parte del bagaglio karmico che ogni Anima possiede prima di incarnarsi in questa realtà fisica. Perciò aldilà di quale sia il tuo interesse, sappi che la comprensione di queste 5 ferite karmiche ti aiuteranno a purificare diversi livelli della tua essenza e ad ottimizzare e a perfezionare il tuo potere animico.   Mettiti comodo e iniziamo!  

 

COSA SONO LE FERITE DELL’ANIMA

 

A cavallo degli anni 2000, la famosa psicoterapeuta olistica francese Lise Borbeau, pubblicò un libro chiamato “le ferite dell’anima e come guarirle” (Acquista Qua) . Secondo le teorie dell’autrice, dopo aver interagito per decine di anni con decine di migliaia di pazienti, è giunta alla conclusione che ogni persona nasce con alcune ferite emotive (o karmiche); risolverle accettandole e imparare ad amarsi per ciò che si è, fa parte del progetto di vita di quasi tutte le anime.

Tutti siamo vittime di queste ferite, ed ognuno crea una propria maschera comportamentale e strutturale per nascondere questi traumi, o meglio, il proprio dolore emotivo.

Secondo la psicologa francese è l’anima a scegliere di incarnarsi in un determinato corpo e con una certa famiglia, giacché sono proprio i genitori del bambino ad attivare queste ferite nei suoi primi anni di vita. Dunque l’anima scende già sapendo su quali ferite lavorare per poter crescere ed evolvere.

Le ferite karmiche o dell’Anima quindi, si creano nel momento in cui una data Anima elabora in maniera completamente errata il dolore emotivo. Risolvere questo “blocco”, questo nodo, è necessario per poter evolvere nella scala evolutiva animica.

Come già sottolineato, il tema delle ferite animiche o karmiche si poggia sulle fondamenta di altrettanti temi spirituali come il Karma e la Reincarnazione. Queste ferite sono state attivate nella maggior parte dei casi nei primi anni d’infanzia, ma in pochi casi vengono CREATE da zero. Ciò che voglio dire è che le ferite dell’Anima sono memorie karmiche che ci portiamo appresso da tempo immemore, da molte vite, e che continuano ad influenzare il nostro carattere e gli eventi esterni della vita fintantoché non iniziamo a rimboccarci le maniche e decidiamo di portare a galla tutto ciò che abbiamo fatto finta di non vedere.

Seguendo questo filo logico quindi, la dottoressa francese Lisa Borbeau ha studiato e suddiviso queste ferite in cinque macro gruppi:

 

  • La ferita del rifiuto
  • La ferita dell’abbandono
  • La ferita dell’umiliazione
  • La ferita del tradimento
  • La ferita dell’ingiustizia

 

Le ferite presenti dentro di noi possono variare, alcuni potrebbero avere tutte e cinque le ferite mentre altre persone potrebbero possedere solo una singola ferita. Tuttavia, almeno una è presente in ogni persona.

Inoltre, sostiene l’autrice, nel corso della tua vita si presenteranno circostanze in cui queste ferite verranno risvegliate. Attraverso il potere della Legge di attrazione e della Legge del Karma(Leggi la guida gratuita “Legge di Attrazione: la guida definitiva” “Che cos’è il Karma: la guida completa”) persone, relazioni, avvenimenti e circostanze particolari, tenderanno ad attivare dentro di te queste ferite, in maniera tale da aiutarti a prendere coscienza delle tue ferite.

Per esempio se una persona possiede una ferita del rifiuto, probabilmente farà fatica ad accettare se stessa e vivrà ciclicamente relazioni o eventi in cui questa ferita verrà stimolata. Magari vivrà molte relazioni turbolente in cui sarà poco accettata dal proprio partner, dai colleghi di lavoro, dagli amici o addirittura dalla propria famiglia. Tuttavia, le relazioni sono uno degli “specchi” più utili per comprendere le ferite e le percezioni che dimorano in noi.

Secondo la psicologa francese, siccome l’Ego vive in un continuo state d’allarme rosso e ha una fottuta paura di soffrire e di rivivere il dolore di quella data ferita o ferite, adotta fin dall’infanzia questo meccanismo di auto-difesa, creando una o più maschere, con lo scopo di nascondere a se stesso e agli altri ciò che ancora non è stato risolto emotivamente.

Metaforicamente parlando potremmo immaginare questa maschera come una corazza comportamentale e mentale in cui viene nascosta la propria fragilità, così da mascherare il dolore emotivo agli occhi delle persone e far risaltare una personalità illusoria forte e sicura.

Queste maschere, a seconda della gravità delle ferite karmiche, portano le persone a perdere la propria unicità e spontaneità. Non sono più loro stesse perché occupate a mascherare inconsciamente il loro dolore.

 

Ogni ferita produce una maschera e quindi un comportamento differente. Ecco lo schema:

 

  • Ferita del rifiuto- Maschera del fuggitivo
  • Ferita dell’abbandono- Maschera del dipendente
  • Ferita dell’umiliazione- Maschera del masochista
  • Ferita del tradimento- Maschera del controllore
  • Ferita dell’ingiustizia- Maschera del rigido

 

Ogni maschera corrisponde ad un particolare carattere ben definito, in quanto avrà sviluppato numerose credenze che ne influenzeranno l’atteggiamento interiore e comportamentale. Tuttavia, più la ferita sarà profonda più questi comportamenti saranno più accentuati.

Come ci spiega Lise Borbeau:

 
La ferita interiore può essere paragonata a una ferita fisica che hai da tempo su una mano, una ferita che continui ad ignorare, che hai trascurato di medicare. Hai preferito metterci sopra un cerotto per non vederla. Questo cerotto equivale a una maschera. Così facendo, hai pensato che potevi far finta di non essere ferito. Ma credi davvero che fosse la soluzione giusta? Certamente no! Tutti lo sappiamo benissimo, l’ego però non lo sa. E’ uno dei suoi modi per giocarci un brutto tiro.”

 

Le maschere che creiamo per proteggerci sono presenti nella nostra morfologia e nel nostro aspetto corporeo, perciò saranno ben visibili anche semplicemente osservando il corpo di una persona.

Secondo questa logica quindi, interiorizzando le caratteristiche fisiche e psicologiche di una data ferita, sarà facile capire anche a colpo d’occhio le ferite presenti dentro una qualsiasi persona.

Prima di approfondire una ad una ogni singola ferita dell’Anima, ti lascio un passaggio del libro le “Le ferite dell’Anima e come guarirle” che incornicerà quanto appena detto con maggiore chiarezza:

 

“Quando nasce un bambino, sa nel profondo del cuore che la ragione per cui si incarna è d’essere se stesso, pur vivendo molteplici esperienze. La sua anima, d’altronde, ha scelto la famiglia e l’ambiente in cui nascere con uno scopo ben preciso; tutti, venendo al mondo su questo pianeta, abbiamo la stessa missione, quella di vivere delle esperienze fino ad accettarle e ad amarci attraverso di esse. Fintantoché un’esperienza viene vissuta nella non- accettazione, ovvero nel giudizio, nel senso di colpa, nella paura, nel rimpianto o in altre forme di non-accettazione, l’essere umano continua ad attrarre a sé circostanze e persone che gli faranno rivivere quella medesima esperienza.

Alcuni non solo la rivivono più volte nel corso di una stessa vita, ma devono reincarnarsi più volte per riuscire ad accettarla completamente.

…. Più soffri in una data situazione o con una certa persona, più il problema viene da lontano. Per aiutarti, puoi contare sul tuo Dio interiore che è onnisciente (conosce ogni cosa), onnipresente (è ovunque) e onnipotente (il suo potere non ha limiti). Questa potenza è sempre presente e all’opera dentro di te; agisce in modo da guidarti verso persone e situazioni funzionali alla tua crescita, affinché tu ti evolva in base al disegno di vita scelto prima di nascere.

Ben prima di nascere, infatti, è il tuo Dio interiore a dirigere la tua anima verso l’ambiente e la famiglia che ti serviranno nella nuova esistenza. Quest’attrazione magnetica, questi obiettivi, sono determinati da quanto ancora non sei riuscito a vivere nell’amore e nell’accettazione nel corso delle vite precedenti, e dalle situazioni ancora irrisolte dei tuoi futuri genitori, situazioni che potranno risolvere attraverso un figlio come te. Ecco perché di solito figli e genitori hanno da risolvere le stesse ferite. Nascendo, perdi la consapevolezza di tutto il tuo passato, perché ti concentri soprattutto sulle necessità della tua anima che vuole che tu ti accetti, con le tue acquisizioni, i tuoi difetti, i tuoi punti di forza e di debolezza, i tuoi desideri, la tua personalità, eccetera. Tutti abbiamo questa necessità.

Tuttavia, poco dopo la nostra nascita, ci rendiamo conto che quando osiamo essere noi stessi la cosa disturba il mondo degli adulti o quello delle persone che ci sono vicine. Ne deduciamo che essere naturali non sia una buona cosa, non sia giusto.

Si tratta di una scoperta dolorosa, che, in un bambino, provoca soprattutto delle crisi di collera. Esse diventano così frequenti che finiamo per credere che siano normali; le chiamiamo “crisi infantili”, o “crisi adolescenziali”. Saranno forse diventate la norma per gli esseri umani, ma questo non le rende qualcosa di naturale. Un bambino che agisce in modo naturale, che è equilibrato, e al quale si riconosce il diritto d’essere se stesso, non ha crisi di questo genere. Ho invece osservato che perlopiù i bambini passano attraverso quattro fasi: dopo aver conosciuto la gioia d’essere se stesso, prima tappa dell’esistenza, il bambino scopre il dolore di non poter essere se stesso, e questa è la seconda fase. Poi c’è un periodo di crisi, di ribellione, ed è la terza fase. Per ridurre il dolore il bambino si rassegna, e finisce per crearsi una nuova personalità, in modo da diventare ciò che gli altri vogliono che sia. Vi sono persone che restano invischiate in questa terza tappa per tutta la via, e quindi sono continuamente in fase reattiva, in situazione di crisi, in collera. È nella terza e quarta fase che creiamo le maschere delle nuove personalità che servono a proteggerci dalla sofferenza vissuta nel corso della seconda fase.

Queste maschere sono cinque, e corrispondono a cinque grandi ferite fondamentali vissute dall’essere umano. I miei molti anni di osservazione mi hanno permesso di constatare che tutte le sofferenze dell’essere umano possono essere riassunte in queste cinque ferite, che vi espongo in ordine cronologico, ovvero nell’ordine in cui esse compaiono nel corso di una vita”

Tratto dal libro “Le 5 ferite dell’Anima e come guarirle” di Lisa Borbeau (Acquista QUA)

 

 

LE 5 FERITE DELL’ANIMA 

 

 

LA PRIMA FERITA DELL’ANIMA: LA FERITA DEL RIFIUTO

 

NOTA: Possedere la ferita del rifiuto non significa possedere TUTTE le caratteristiche elencate qua sotto. Dipende dalla gravità e dalla complessità della propria ferita. Alcuni potranno riconoscersi in qualche punto mentre altri si riconosceranno in quasi tutti i passaggi. 

 

Il termine “rifiuto” o “rifiutare” presenta diverse definizioni: espellere, mettere da parte rifiutando, respingere, intolleranza, non ammettere e via dicendo. Come spiega la psicologa francese Lise Borbeau, c’è molta confusione nel distinguere la ferita del rifiuto da quella dell’abbandono:

 

“Abbandonare qualcuno significa allontanarsi da questa persona per qualcos’altro o per qualcun altro, mentre rifiutare qualcuno significa respingerlo, non volerlo accanto o volerlo escludere dalla propria vita. La persona che rifiuta usa l’espressione “non voglio”, mentre la persona che abbandona preferisce il “non posso”.

 

Secondo l’autrice, la ferita del rifiuto rappresenta una ferita estremamente profonda che porta la persona in questione a sentirsi respinta in tutto il suo essere. Tra le cinque ferite, quella del rifiuto è quella che si manifesta più precocemente. Solitamente, l’anima che scende sulla Terra vive il rifiuto fin dalla nascita, a volte addirittura anche prima del parto.

 

“Facciamo l’esempio di un figlio non voluto, quello che arriva, per così dire, “accidentalmente”. Se l’Anima di questo bambino non ha risolto il senso di rifiuto, ovvero se non riesce a sentirsi a proprio agio, a rimanere se stessa malgrado il rifiuto, il bambino necessariamente vivrà il rifiuto. Un esempio flagrante è il caso del piccolo di sesso diverso rispetto a quello che i genitori volevano. Naturalmente ci sono altre ragioni per cui un genitore può rifiutare suo figlio, ma qui l’importante sta nel rendersi conto che soltanto le anime che hanno bisogno di vivere quest’esperienza si sentiranno attratte verso un genitore, o dei genitori, che rifiuteranno il loro figlio.”

 

La persona che vive il rifiuto non percepisce la realtà in maniera oggettiva. Ciò significa che interpreta gli eventi attraverso il filtro della sua ferita e potrà sentirsi rifiutato anche quando questo non avviene in maniera oggettiva.

Quando il bambino comincerà, attraverso il suo filtro soggettivo della realtà, a sentirsi rifiutato, egli inizierà a costruirsi la maschera del fuggitivo. Letteralmente una nuova personalità, un nuovo carattere, che sarà sviluppato con lo scopo di evitare di soffrire da tale ferita.

 

LA MASCHERA DEL FUGGITIVO

 

Questa maschera si può riconoscere dalla morfologia del corpo che adotterà un corpo striminzito, contratto e poco “ingombrante”, così da riuscire nelle situazioni di difficoltà a scappare o a nascondersi. 

Il “fuggitivo” non vuole occupare spazio. Maggiore sarà l’impressione della sua fragilità fisica e della sua poca robustezza, e maggiore sarà la profondità della ferita. Come sostiene Lise borbeau “ Il fuggitivo è una persona che dubita del proprio diritto di esistere, e che non sembra essersi incarnata appieno. Questo spiega perché il suo corpo appare spesso frammentato, incompleto, come se gli mancasse un pezzo, o come se gli elementi del corpo non stessero uniti. “

 

corpo del fuggitivo

 

La prima reazione di un fuggitivo è la fuga: quando un bambino sta vivendo nel periodo di vita in cui sta creando questa maschera, egli si rifugerà molto spesso nel suo mondo immaginario, ed è per questo che si tratterà perlopiù di un bambino buono, tranquillo, che non causerà problemi e che non farà rumore. Tenderà a divertirsi nel suo universo immaginario.

Molto spesso i bambini con la ferita del rifiuto, sono quelli con la “testa fra le nuvole”, che vivono nel loro mondo interiore e privato e che presentano poca concentrazione . 

 

“Il fuggitivo preferisce non attaccarsi alle cose materiali, perché queste gli impedirebbero in qualche modo la fuga. È come se guardasse dall’alto tutto ciò che è materiale; si chiede che cosa ci stia a fare sul pianeta, e gli è difficile credere che, qui, potrebbe essere felice. Si sente maggiormente attratto da ciò che ha a che vedere con lo spirito, e dal mondo intellettuale. Si serve di rado delle cose materiali per divertirsi perché le ritiene superflue. “

 

In genere il fuggitivo non possiede molte amicizie, sia a scuola che a lavoro. E’ considerato un tipo solitario che adotta la solitudine come suo stile di vita. Non sa di cosa farsene di troppe attenzioni.

Maggiore sarà l’isolamento che adotterà il fuggitivo e più gli sembrerà di diventare invisibile. Entrando così in un circolo vizioso in cui avrà l’impressione di sentirsi rifiutato dall’esterno.

 

 

ALTRE CARATTERISTICHE DEL “FUGGITIVO”

 

  • Il fuggitivo in molti casi sviluppa problemi alla pelle come metodo inconscio per non farsi toccare o respingere una data persona.
  • Spesso si sminuisce e si paragona alle persona che ritiene migliori o superiori a lui.
  • Può addirittura capitare che trova difficoltà a credere che qualcun altro possa sceglierlo come amico, partner o via dicendo.
  • Nelle situazioni in cui è al centro dell’attenzione si sente a disagio, si paralizza divenendo impacciato nei movimenti e nella comunicazione.
  • Se qualcuno lo interrompe mentre sta parlando, la sua prima reazione è quella di pensare che non è importante.
  • Trova difficoltà ad esprimere le proprie opinioni perché ha paura che confrontandosi possa essere respinto. L’errore centrale è che vive nella convinzione inconscia che siccome non è compreso non sarà amato.
  • Il fuggitivo è un perfezionista. Tenderà a ricercare la perfezione con lo scopo inconscio di essere accettato e mosso dalla paura che se facesse un errore verrebbe rifiutato.
  • La paura più forte del fuggitivo è la paura del panico. Inconsciamente tende a fuggire perché ha paura di interfacciarsi con questa sensazione paralizzante.
  • Il fuggitivo presenta comunemente disfunzioni fisici nella glicemia, nell’intestino e nel sistema respiratorio. Mentre da un punto di vista mentale soffre comunemente di psicosi e depressione.
  • Il fuggitivo solitamente si rifugia nello zucchero, nell’alcool e nella droga.

 

 

LA SECONDA FERITA DELL’ANIMA: LA FERITA DELL’ABBANDONO

 

La ferita dell’abbandono si sviluppa sul piano dell’avere e del fare e non dell’essere come avviene nel caso della ferita del rifiuto. Solitamente questa ferita si risveglia nei bambini in situazioni particolarmente specifiche:

  • Quando una madre si trova assorbita da un secondo figlio. Il bambino potrebbe sentirsi abbandonato per le meno attenzioni che la madre non è riuscita a concedergli.
  • Se entrambi i genitori del bambino lavorano e hanno poco tempo per accudirlo.
  • E altri casi descritti nel libro.

Solitamente chi soffre della ferita dell’abbandona possiede anche la ferita del rifiuto. In base alle osservazioni della psicologa francese, l’abbandono è vissuto nella maggior parte dei casi con il genitore del sesso opposto e il rifiuto con il genitore dello stesso sesso. Perciò chi possiede queste due ferite avrà un rapporto con i genitori non troppo sereno, o meglio, consciamente potrebbero non esserci problemi ma su un piano più profondo potrebbe esserci molto risentimento nei loro confronti.

 

LA MASCHERA DEL DIPENDENTE

 

Come afferma la psicologa francese, il corpo del dipendente presenta poca tonicità. Se avessimo davanti un fuggitivo e un dipendente con una corporatura magra, la sostanziale differenza sarebbe nella tonicità muscolare. Il fuggitivo seppur mingherlino presenta una corporatura eretta e ben sostenuta mentre il dipendente possiede una tonicità floscia e cadente.

 

corpo del dipendente

Tuttavia, se una persona soffre di entrambe le ferite si potrà riconoscere certe caratteristiche del fuggitivo e altre del dipendente. Come sottolinea la psicologa francese:

 

” Fra i cinque tipi caratteriologici, quello del dipendente si presta meglio a diventare vittima. Ci sono molte probabilità che uno dei genitori, se non entrambi, siano anch’essi delle vittime.

Una vittima è una persona che crea, nella propria vita, problemi di ogni genere, soprattutto problemi di salute per attirare l’attenzione. Questo risponde alle necessità del dipendente, che crede di non avere mai abbastanza attenzione.

Quando sembra voler attirare l’attenzione con diversi mezzi, è che in realtà sta cercando di sentirsi abbastanza importante per ricevere sostegno. Pensa che se non riuscirà ad attirare l’attenzione dell’altro non potrà contare su di lui.

Si può notare questo fenomeno nei dipendenti quando sono ancora giovanissimi: il bambino dipendente ha infatti bisogno di sentire che, se muove un passo in una direzione sbagliata, potrà sempre contare su qualcuno che lo rimetta in piedi.

Il dipendente drammatizza molto. Un minimo incidente assume allora proporzioni gigantesche: se ad esempio il coniuge non chiama per dire che arriverà in ritardo, il dipendente penserà al peggio, e non comprenderà perché questa persona l’abbia fatto tanto soffrire non telefonando. Vedendo qualcuno che si comporta da vittima, spesso ci chiediamo come riesca a procurarsi tanti guai; il dipendente però non vive questi eventi come problemi, perché i problemi hanno in serbo il regalo dell’attenzione degli altri incentrata su di lui. Questo fa sì che non si senta abbandonato, cosa che sarebbe per lui molto più dolorosa dei vari guai che si attira addosso.”

 

ALTRE CARATTERISTICHE DEL DIPENDENTE

 

  • Solitamente il dipendente si erge a salvatore delle persone: cercherà di salvare una persona cara, o che ama, dalle difficoltà. Ma inconsciamente avrà l’obiettivo di ricevere attenzioni, complimenti e sentirsi importante.
  • Instabilità emotiva. Alcuni giorni è felice mentre alti è triste.
  • Poco coraggio nel prendere decisioni: il dipendente ha sempre bisogno di ricevere consigli e di ricevere l’approvazione di altre persone prima di prendere importanti decisioni. Il dipendente quindi ha un costante bisogno del sostegno altrui.
  • Il dipendente quando fa qualcosa per qualcun altro lo fa aspettandosi qualcosa in cambio, come una dimostrazione d’affetto. 
  • La fine di una cosa gradevole il dipendente lo vive come un abbandono: per esempio se dovesse partire per una vacanza, si sentirebbe a disagio a lasciare la propria casa e città, mentre quando la vacanza è finita e dovrà tornare a casa, troverà difficile lasciare il nuovo luogo.
  • La paura più forte del dipendente è la paura della solitudine. Non sapendo gestire la solitudine rimane aggrappato disperatamente agli altri e fa di tutto per ottenere attenzioni. Farebbe di tutto pur di essere amato: preferisce piuttosto rimanere a galla in una relazione caotica con il proprio partner piuttosto che rimanere da solo.
  • A conseguenza del punto sopra, il dipendente possiede un grande abilità nel non vedere i problemi di coppia.
  • Il dipendente tende a piangere facilmente soprattutto quando parla dei suoi problemi o delle situazioni stressanti che sta sperimentando nella sua vita.
  • Un dipendente prova facilmente empatia per gli altri e tenderà a sentirsi responsabile della loro felicità o infelicità, proprio come è convinto che siano gli altri ad essere responsabili della sua felicità o infelicità.
  • Il dipendente in ambito nelle malattie, è stato un bambino che è stato spesso malato come metodo alternativo per ricercare attenzioni dai propri genitori.
  • Il dipendente presenta sintomi simili a quelli del fuggitivo in ambito fisico come disturbi alla glicemia, all’apparato respiratorio . Ma è propenso a contrarre malattie rare che richiedono particolari attenzioni o incurabili.

 

 

LA TERZA FERITA DELL’ANIMA: LA FERITA DELL’UMILIAZIONE

 

La ferita dell’umiliazione si risveglia tra il primo e terzo anno di vita. Il bambino inizierà a percepire l’umiliazione quando uno dei suoi genitori si vergogneranno di lui o quando avrà vergogna per un loro giudizio, magari quando si farà la pipì o la cacca addosso, o quando combinerà un guaio. Qualunque sia la circostanza, il bambino si sentirà umiliato, sminuito, paragonato e ciò risveglierà la ferita dell’umiliazione. Come spiega la psicologa francese:

 

“Il campo della sessualità ha anch’esso una buona parte di umiliazione potenziale. Per esempio, quando la mamma sorprende il bambino che si masturba ed esclama: «Maialino, non ti vergogni? Questo non si fa!», il bambino si sente mortificato, prova vergogna e più tardi avrà difficoltà nel campo sessuale. Se il bambino sorprende uno dei genitori nudo e percepisce che questi è a disagio, che cerca di nascondersi, ne dedurrà che bisogna aver vergogna del proprio corpo. Questa ferita può dunque essere vissuta in diversi campi, in base a ciò che è accaduto tra il primo e il terzo anno di età. Il bambino si sente sminuito se ha l’impressione di essere molto controllato da un genitore, se ritiene di non aver la libertà di agire o di muoversi come vuole sul piano fisico: per esempio, se il genitore lo rimprovera e lo mette in castigo perché è andato a giocare nel fango con i vestiti puliti appena prima che arrivassero gli ospiti. Se i genitori raccontano l’incidente agli ospiti davanti al bambino, l’umiliazione sarà ancora maggiore.”

 

LA MASCHERA DEL MASOCHISTA

 

Coloro che possiedono la ferita dell’umiliazione adottano la maschera del masochista. Come espresso anche dalla parola “masochismo”, il masochista tenderà a provare piacere e soddisfazione nel soffrire e ricercherà in maniera inconscia opportunità per punirsi e umiliarsi. Questa tipo di persona vive nel complesso della vergogna e, in situazioni di disagio, al posto di temere il panico come il caso del fuggitivo, proverà vergogna, umiliazione o senso di colpa.

Siccome il masochista si sente impuro, un maiale , sporco e senza cuore, sviluppa una costituzione fisica grassa di cui aver vergogna. E’ bene precisare che per costituzione grassa non si intende un corpo robusto, ma bensì un corpo con eccesso di grasso con lineamenti tondi e formosi. L’unica parte più robusta e ben strutturata è la parte della schiena perché solitamente il masochista si carica di eccessive responsabilità.

Il motivo tuttavia per cui il masochista è tendente alla grassezza è perché dentro di lui c’è molta energia bloccata nel corpo, perciò se riuscisse a permettersi senza vergogna o sensi di colpa, così come ha bisogno di essere, il suo corpo dimagrirebbe; perché riuscirebbe a sbloccare questa energia.

 

corpo del masochista

Per il masochista lo scoglio più arduo è rendersi conto di possedere questa simile ferita perché proverebbe vergogna nei suoi confronti. Come spiega Lise Borbeau:

 

“Ho personalmente lavorato con centinaia di masochisti, soprattutto donne, che avevano una visibile ferita da umiliazione. Per molte di loro ci è voluto anche un anno prima di ammettere di provare vergogna, o che si sentivano umiliate.

Se riconosci nel tuo corpo le caratteristiche fisiche del masochista e hai difficoltà a vedere la tua ferita da umiliazione, non sorprenderti; concediti il tempo necessario per riuscirci. Al masochista, d’altronde, non piace procedere velocemente; gli è persino difficile farlo quand’è necessario, e se non riesce ad essere veloce quanto gli altri prova vergogna, per esempio quando cammina. Deve imparare a concedersi di procedere al proprio ritmo.

Molti sono inoltre coloro in cui la maschera del masochista è difficile da riconoscere perché riescono a controllare bene il proprio peso. Se ad esempio prendi peso facilmente e diventi rotondo appena smetti di tenere sotto controllo l’alimentazione, può darsi che tu soffra della ferita da umiliazione, ma che per il momento essa sia ancora nascosta.”

 

ALTRE CARATTERISTICHE DEL MASOCHISTA

 

  • Il masochista è una persona colma di dedizione. Fa di tutto per rendersi utile. Tuttavia in molti casi questo comportamento porta a sminuire le altre persone umiliandole, comunicando inconsciamente che in sua assenza, non siano in grado di cavarsela da sole.
  • Cerca in ogni modo di tenere tutto sotto controllo, ma la motivazione di fondo è mossa principalmente dalla paura di vergognarsi delle persone o di se stesso. Come spiega la psicologa francese ” Per esempio, la madre masochista sarà incline a controllare il modo di vestire, l’aspetto e la pulizia dei suoi figli e del partner; è quel tipo di madre che vuole che i suoi figli si liberino molto presto dei pannolini. Se non ci riescono, si vergognerà di sé come madre.”
  • Il masochista fa fatica a comunicare le sue necessità per paura di vergognarsi o far vergognare qualcuno. Questo blocco può nascere nei contesti familiari in cui veniva detto al bambino di non parlare e tenere i fatti della famiglia lontano dagli estranei. Doveva tenere tutto per sé. Magari situazioni vergognose, o di membri di famiglia di cui si vergognava, magari un parente che si era suicidato o che si drogava e che dovevano essere tenuto segreto.
  • Il masochista è ipersensibile, serve poco per ferirlo e di conseguenza fa di tutto per non ferire gli altri. Appena qualcuno che ama o di cui è affezionato è infelice, crede di esserne il responsabile. Questo vivere in un continuo state di allarme rosso porta il masochista a concentrarsi sugli altri e non su stesso.
  • La sua comunicazione è molto espressiva e quando ha da raccontare qualcosa di divertente utilizza se stesso per far ridere gli altri. E’ un modo inconscio per umiliarsi, sminuirsi e mascherare questa ferita dell’anima agli occhi delle persone.
  • Il masochista è permaloso. La minima critica che gli viene mossa si sente sminuito.
  • Il masochista tende spesso a rimproverarsi e ad addossarsi le colpe altrui.
  • Per il masochista la cosa più importante è la libertà. Per lui essere libero significa non rendere conto a nessuno, Da piccolo non si è mai sentito libero, in particolar modo con i suoi genitori. Questo bisogno lo immerge in un meccanismo tossico che lo porta a caricarsi di mansioni su mansioni con la convinzione che così facendo raggiungerà questa “libertà mitologica”. Ma in realtà è un cane che si morde la coda e troverà sempre qualcos’altro da fare.
  • E’ una persona che trova sempre qualcosa da fare, non riesce a stare fermo perché si sentirebbe una persona pigra e il senso del dovere è molto importante per le persone masochiste.
  • Prevalentemente il masochista presenta problemi alla schiena perché si carica di eccessive responsabilità.
  • Ama gli alimenti grassi come il cioccolato.

 

 

LA QUARTA FERITA DELL’ANIMA: LA FERITA DEL TRADIMENTO

 

Secondo la psicologa francese la ferita del tradimento si sviluppa tra i due e quattro anni di vita, periodo in cui si sviluppa l’energia sessuale. Questa ferita dell’Anima è una ferita che viene vissuta con il genitore del sesso opposto e che conduce il bambino a crearsi il complesso di Edipo. Ciò significa che l’Anima che ha come obiettivo la risoluzione di questa ferita attirerà a sé un genitore con cui ci sarà un legame di grande amore. Come afferma la psicologa francese:

 

“Ecco alcune spiegazioni per le persone che desiderano maggiori informazioni sulla teoria del complesso di Edipo, formulata dallo psicanalista Sigmund Freud. Secondo lui, tutti viviamo questo complesso ma a gradi diversi. Ogni bambino, in particolare tra i due e i sei innamora del genitore di sesso opposto al suo, o della persona che svolge questo ruolo, in quanto a quell’età la sua energia sessuale si sviluppa. Il bambino comincia allora a prendere contatto con essa, con la sua forza vitale, che rappresenta la sua capacità creativa. È naturale che fin dalla nascita il piccolo sia empatico con la madre, che abbia un gran bisogno della sua attenzione e delle sue cure. La mamma comunque ha bisogno di occuparsi anche d’altro, quotidianamente, compresi gli altri membri della famiglia, come accadeva prima che il piccolo nascesse. Se la madre soddisfa tutti i capricci del piccolo, diventandone quasi la schiava, il bambino incomincia a credere di poter sostituire il padre, e d’essere in grado di rendere felice la mamma da solo. In questo caso, e sempre secondo il dottor Freud, il bambino non passerà attraverso la fase edipica essenziale al suo sviluppo, e questo sarà per lui qualcosa di malsano dal punto di vista psicologico e sessuale quando diventerà adulto.”

 

Questa mancata risoluzione del complesso di Edipo nel periodo di infanzia, porterà quella data persona ad avere la tendenza a paragonare il proprio compagno o compagna con il genitore di sesso opposto, o a possedere grandi aspettative nei confronti del partner, collegate a ciò che la persona non è riuscita a ricevere dal genitore di cui era “innamorata”.

 

LA MASCHERA DEL CONTROLLORE

 

Il controllore persegue un controllo ben diverso da quello sviluppato dal masochista. La differenza sta nel fatto che il masochista tende a controllare con l’esigenza di non provare vergogna per se stesso o per gli altri, mentre il controllore per essere fede, responsabile o per accertarsi che siano gli altri a mantenere i loro impegni.

Il controllore lo si riconosce per il suo corpo possente in grado di mostrare forza e che sembra dire “Io sono responsabile, potete fidarvi di me”. Il controllore solitamente possiede le spalle più larghe delle anche, perciò quando una persona emana più forza nella parte alta del corpo vuol dire che possiede una ferita da tradimento. Per la donna-controllore la struttura fisica è diversa: ella concentra questa energia all’altezza dei fianchi, delle natiche e del ventre, tendendo ad avere un corpo a forma di pera. Perciò nelle donne, è solitamente la parte inferiore ad essere più larga delle spalle.

Il controllore quindi possiederà nella maggior parte dei casi un corpo ben robusto, spesso anche con qualche chilo di troppo, ma mai sembrando grasso. Inoltre ambedue i sessi potrebbero sviluppare la pancia come a dimostrazione della loro forza prominente.

 

corpo del controllore

 

Il controllore data la sua paura per il tradimento costruirà una maschera che lo renderà una persona responsabile, forte e importante. Come spiega Lise Borbeau:

 

“Il controllore è rapido nell’azione: comprende o vuole comprendere rapidamente, e ha difficoltà quando la gente impiega troppo tempo a spiegare o a raccontare qualcosa. Interrompe spesso gli altri, e risponde prima che il suo interlocutore abbia finito. Tuttavia, se un altro osa fargli lo stesso trattamento, dirà energicamente: «Lasciami finire, non ho finito di parlare!» Ha molti talenti e passa rapidamente all’azione. Ha quindi poca pazienza con le persone più lente. Deve fare uno sforzo per mollare la presa con loro, e in questa occasione spesso cerca di controllarli. Ad esempio, seguire in auto un altro che guida più lentamente lo spazientisce, e spesso va in collera.

Il genitore controllore richiederà che i suoi figli siano rapidi, che imparino in fretta; e pretenderà altrettanto da se stesso. Quando le cose non sono abbastanza veloci, e soprattutto quando qualcosa di imprevisto lo disturba, entra in collera. Gli piace molto finire per primo, soprattutto in occasione di una qualsiasi competizione. Finire per primo è ancora più importante che fare bene quello che fa. Arriverà addirittura a reinventare le regole del gioco perché tutto sia a suo vantaggio.”

 

ALTRE CARATTERISTICHE DEL CONTROLLORE

 

  • Tra le 5 ferite dell’Anima, il controllore è quella che presenta i maggiori sbalzi d’umore. Ora sembra felice e pieno di gioia, il minuto seguente colmo di rabbia e collera. Per questo è molto incline alla rabbia e all’aggressività, perché possiede poca pazienza e tolleranza nei confronti degli altri, di se stesso e verso situazioni che gli impediscono di esprimersi secondo le sue le sue aspettative.
  • Al controllore piace arrivare in anticipo e poter controllare minuziosamente tutto ciò che accade. E’ lui il primo a spazientirsi quando ci sono dei ritardatari o quando consegna dei lavori in ritardo.
  • Ha difficoltà a delegare dei lavori ad altre persone, anche a persone fidate. Se lo fa, vorrà verificare continuamente che le cose siano fatte secondo le sue aspettative.
  • E’ più esigente con le persone del suo sesso opposto.
  • Odia oziare e vive con la convinzione che può concedersi dei momenti di relax solo quando ha finito tutti i suoi compiti.
  • E’ una persona che ha bisogno di far vedere agli altri cosa fa e come lo fa così da mostrare quanto sia responsabile ed efficiente e quindi, sia una persona di cui potersi fidare.
  • Il controllore ha difficoltà nel confidarsi, deve avere davvero fiducia in una data persona e sarà il primo a riferire agli altri ciò che gli è stato confidato.
  • Vuole sempre dire la sua anche quando non ce n’è bisogno. Come spiega Lisa Borbeau ” Se ad esempio una madre sta rimproverando il figlio, il padre controllore, passando da quelle parti, aggiunge: «Hai capito quello che ti ha detto la mamma?» La situazione non lo riguarda affatto, ma ci mette comunque il naso. In generale, al controllore piace avere l’ultima parola, ed è per questo che ha quasi sempre qualcosa da aggiungere a qualsiasi proposito.”
  • L’Ego del controllore è estremamente influente nei suoi comportamenti. Egli prende facilmente il suo controllo quando qualcuno lo rimprovera per qualcosa. Al controllore non gli va di essere controllato, soprattutto quando questo avviene da un altro controllore. Ha perciò molte difficoltà a rapportarsi con le persone autoritarie in quanto crede che esse vogliono controllarlo. Improvviserà continue scuse per tutte le volte che verrà rimproverato.
  • Il controllore mente spesso, trova sempre delle buone ragioni per distorcere la realtà a proprio favore. Secondo la sua visione, le menzogne, che generalmente sono sottili, sono, a suo avviso, necessarie per raggiungere il fine che si è proposto o per trovarsi una giustificazione.

 

 

LA QUINTA FERITA DELL’ANIMA: LA FERITA DELL’INGIUSTIZIA

 

Una persona che soffre della ferita di ingiustizia non si sente rispettato ed apprezzato per il suo valore. Questo avviene paradossalmente anche quando ottiene troppo rispetto a quanto è in grado di ricevere. La ferita di ingiustizia dunque può avvenire quando riteniamo di avere di più rispetto agli altri o quando possediamo di meno rispetto agli altri.

Questa ferita si sviluppa nel periodo d’età che comprende i tre e cinque anni , periodo in cui  il bambino prende coscienza della sua individualità e della sua peculiarità di essere umano.

Questa ferita è vissuta con il genitore del suo stesso sesso ed è innescata dalla freddezza del genitore che è incapace di comunicare e di esprimersi. Egli soffre anche per l’autoritarismo del genitore, per la sua costante severità e le sue frequenti critiche. Nella maggior parte dei casi questa ferita è presente anche nel genitore.

E’ bene precisare che nella ferita dell’ingiustizia il rapporto con il genitore dello stesso sesso non è necessariamente conflittuale, ma spesso diviene particolarmente superficiale, insipido, dove si parla del più e del meno e dove nessuno dei due riesce realmente a comunicare ciò che davvero prova.

 

LA MASCHERA DEL RIGIDO

 

Il rigido è una persona che taglia i ponti con il suo sentire, creandosi questa maschera in cui si convince che niente possa toccarlo ed apparendo freddo e insensibile dinanzi agli occhi delle persone. Tuttavia in realtà, il rigido è molto sensibile, ma preferisce adottare e sviluppare questa capacità di non dare a vedere le sue emozioni.

La struttura del rigido possiede una struttura diritta, rigida e il più possibilmente perfetta. Ha spalle dritte, larghe quanto le anche. Egli possiede una paura repressa nell’ingrassare, farà di tutto purché non accada.

 

struttura del corpo del rigido

Come spiega la psicologa francese:

 

“Fin da bambino, il rigido si rende conto di essere apprezzato più per ciò che fa che per ciò che è. Anche se questo non sempre è vero, lui ne è comunque convinto. Ecco perché diventa estremamente efficace, e incomincia a far da sé molto precocemente. Fa il possibile per non avere problemi, e anche quando ci è dentro fino al collo, preferisce dire di non averne pur di evitare di percepire la sofferenza che a tali problemi è collegata. È molto ottimista, spesso troppo. Crede che dicendo spesso «Non c’è problema!», le situazioni problematiche si risolveranno più in fretta. D’altronde, fa del suo meglio per risolverle da sé: non chiede aiuto se non come ultima spiaggia. Quando gli accadono eventi deludenti o imprevisti, continua adire: «Non c’è problema». Così riesce a nascondere a se stesso e agli altri quello che prova, e all’apparenza resta imperturbabile. Il rigido, come il controllore, ha spesso un problema di mancanza di tempo, ma per ragioni differenti. Al rigido mancherà il tempo perché vuole sempre che tutto sia troppo perfetto, mentre al controllore mancherà il tempo perché è troppo intento ad occuparsi degli affari altrui.”

 

 

ALTRE CARATTERISTICHE DEL RIGIDO

 

  • Al rigido non piace essere in ritardo ma può accadere che spesso lo sarà perché tenderà a perdere molto tempo per prepararsi.
  • Il rigido è molto attaccato al concetto di meritare. Se riceve molto senza aver lavorato molto, si convince di non meritarselo. Molto spesso le persone particolarmente rigide si organizzano addirittura per non ricevere nulla in quanto, a loro avviso, dovrebbero essere straordinarie per meritare una ricompensa.
  • Il rigido ha questa necessità di trovare ogni espediente per divenire perfetto nel più breve tempo disponibile. Se non è perfetto, dovrà tenersi sotto controllo per non far trasparire quel dato difetto. Divenendo così ingiusto e rigido nei suoi confronti.
  • Il rigido tende facilmente ad arrossire.
  • Il rigido possiede la paura dello sbagliarsi. Perciò sarà sempre combattuto quando dovrà scegliere. Come spiega Lise Borbeau: “Facciamo l’esempio di un uomo che decide di offrirsi una bella vacanza: più tardi penserà che avrebbe dovuto scegliere di usare quei soldi per ristrutturare la casa. A causa della paura di sbagliarsi, il rigido dubita spesso di sé, una volta decisa la scelta. Si chiede sempre se le sue scelte siano le migliori per lui, le più giuste.
  • Il rigido fa fatica a comprendere quali siano i suoi limiti ma anche a comprenderli. Dato che si allontana dal suo sentire, non si concede il tempo di capire se questo sforzo possa corrispondere davvero alle sue necessità. Esagera spesso e si ferma soltanto quando il corpo è a pezzi.
  • Si mette facilmente sotto accusa: per esempio quando si compra qualcosa di cui non ha realmente bisogno o quando si rende conto di far qualcosa di poco utile. Si auto-accusa di ingiustizia.

 

 

 

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