Tre storie Zen che ti faranno evolvere

Tre storie Zen che ti faranno evolvere

 

Nella tradizione buddhista e nella filosofia orientale, esistono alcune storie zen in grado di regalare al lettore profondi insegnamenti per migliorare la propria vita.

Questo perché il potere della metafora è senza dubbio incredibile!

Perciò ecco tre storie zen che ti faranno evolvere e ti faranno comprendere alcune verità per vivere serenamente la tua vita.

 

PRIMO RACCONTO-Il Falco che non poteva volare.


Un re ricevette in regalo due piccoli falchi, i quali li consegnò ad un maestro falconiere per la loro formazione.
Dopo alcuni mesi, l’istruttore avvisò il re che uno dei falchi era stato educato in maniera perfetta, ma non sapeva cosa stesse accadendo all’altro. Da quando era arrivato alla dimora reale il falco non si era ancora mosso dal ramo.
Furono convocati dal re, guaritori, maghi, sacerdoti, ma nessuno di loro riuscì a far prendere il volo a quel piccolo falco. Una situazione apparentemente inusuale, che magicamente migliorò quando la mattina seguente, il piccolo falco venne avvistato librarsi nel cielo blu di quella giornata.

– Portatemi il responsabile di questo miracolo – ordinò il sovrano.
Davanti al re comparve un semplice contadino, una persone dalle fattezze innocenti che tuttavia sembrava mostrare molta saggezza. Incuriosito il re gli chiese:
– Come sei riuscito a far volare il falco? Sei per caso un mago?

Non è stato difficile mio signore- spiegò il contadino – Ho semplicemente tagliato il ramo su cui era poggiato il piccolo falco. Solo allora l’uccello si è reso conto che aveva le ali.


Morale: A volte è necessario riposare sul ramo e ricaricare le proprie energie, ma se restiamo per troppo tempo bloccati e paralizzati nella nostra zona di comfort, non sapremo mai dove saremmo potuti arrivare e tantomeno cosa saremmo riusciti a fare. Così a volte, abbiamo bisogno di qualcuno che tagli il nostro ramo su cui siamo abituati a stare, o viceversa, avere il coraggio di tagliare il ramo a qualcuno che ne ha bisogno. 

L’importante è assicurarsi di non essere voi quelli che impediscono il volo ad un’altra persona, o che sia qualcun altro ad impedire il vostro di volo.




SECONDA STORIA-Il sovrano e il consigliere.



In tempi antichi c’era un re non particolarmente saggio, le cui sue scelte sul reame erano in gran parte prese grazie all’aiuto di un saggio consigliere.

Tuttavia, anche se il re non dimostrava profonda saggezza, lo era abbastanza da poter comprendere che aveva di fianco a sé un consigliere estremamente saggio. Ovunque egli andasse, il consigliere sarebbe stato sempre al suo fianco, a consigliargli, ad infondere dentro di lui una visione sempre positiva e saggia della vita. Se succedeva qualcosa di inconveniente il consigliere diceva: “Questo non è un male mio signore!” e il re ci credeva.

Una mattina, mentre il re si stava alzando dal letto, data la sua paffutezza, scivolò e cadde a terra rompendosi un braccio.

L’intero palazzo poteva sentire il sovrano urlare in preda al dolore, e prima ancora di chiamare la sua Regina, il re chiamò disperatamente il suo consigliere che subito arrivò e chiese: “Cosa c’è mio signore?
“Guarda cos’è successo al mio braccio!!”
“Cos’è successo?”
“Sono cascato e mi sono rotto il braccio! Perché mi è successo questo?”

Il consigliere lo guardò e gli disse:
“E’ una buona cosa mio signore”
Il re era veramente irritato e disse:
“Come puoi dire una cosa del genere!?!Guarda che fa male, come puoi dire così? Vattene via da qui!”


Il sovrano era talmente infuriato, che chiamò le guardie e ordinò di far rinchiudere nelle prigioni il suo fidato consigliere.

Nei giorni a venire, egli dovette passare gran parte del tempo a letto, fermo con il braccio bendato e dolorante.

Quando guarì, il re decise di prendere un pò di aria fresca e di fare una cavalcata fuori dalla sua città. Ordinò alle sue guardie di sellargli il suo cavallo bianco reale, e partì in questa solitaria ma tanto attesa cavalcata liberatoria.

Il re era entusiasta, dopo una settimana passata sdraiato a letto, l’aria intorno a sé sembrava più soffice e leggera. Voleva continuare a cavalcare, voleva continuare a godersi quel meraviglioso momento!

Decise di continuare a galoppare oltre il confine del suo regno, senza preoccuparsi del fatto che si stava addentrando in terre a lui sconosciute.

Lungo la via, il re scorse un cervo bianco che attirò immediatamente la sua attenzione. Sbadatamente, distogliendo l’attenzione sul sentiero, non si accorse dei rami presenti davanti a lui, che lo colpirono in faccia e lo fecero cascare da cavallo.

Dopo alcune ore, venne trovato a terra senza sensi da degli abitanti di una tribù limitrofa, che decisero di catturarlo.

Quando il sovrano riprese coscienza, si trovò legato e immobilizzato da degli indigeni. Lungo il tragitto verso il villaggio, nonostante la confusione che ancora si portava dietro dalla caduta, il re realizzò di essere stato fatto prigioniero da una tribù cannibale!

Si sentiva terrorizzato, come se ogni momento che passasse lo avvicinasse sempre di più alla morte.

Quando arrivò al villaggio indigeno, venne accolto da un grande fuoco e una grande celebrazione in suo onore.Uno spiedo gigante era posizionato sopra le grandi fiamme, e fu proprio in quel momento che il re comprese quanto ormai la sua vita stava per concludersi bruciato vivo e mangiato dagli indigeni della tribù.

I cannibali presero il re di forza e lo spinsero verso il fuoco,ma proprio quando stava per entrare dentro le fiamme ardenti,una manica del suo braccio si strappò,mostrando il gomito pieno di ematomi prodotti dalla caduta di qualche giorno prima.


Tutto improvvisamente si fermò.

Era imperfetto, impuro, non potevano sacrificarlo, si resero conto che il sovrano aveva un braccio che non andava bene.

Perciò lo riaccompagnarono al suo cavallo e lo rimandarono indietro.

Il re completamente traumatizzato dall’esperienza, raggiunse il suo regno, le guardie lo aiutarono a scendere da cavallo, lo portarono nella sua stanza e li….crollò completamente, proprio per l’impatto di tutto quello era successo.
In quel momento il Re cominciò a riflettere, di quanto era stato fortunato, e fu proprio in quel momento che ricordò le parole del consigliere “Questo è un bene mio signore”
Allora ricordò: “Il mio consigliere! E’ stato in prigione per oltre una settimana ed è innocente!”
Immediatamente il re scese di persona nelle prigioni, trovando il consigliere seduto nella cella.
“Oh, consigliere!!”
“Mio signore, vostra maestà”
“Oh, cosa ho fatto?!”
Disse il Re disperato.
“Bè, qual è il problema?” chiese il consigliere.
“Sei stato così buono, sei il mio miglior consigliere, una settimana fa quando mi sono fatto male al braccio hai detto che era un bene ed ero così arrabbiato con te, non capivo!”
Gli raccontò dunque la storia che aveva appena vissuto il Re “Guarda, si è rivelato un bene per me, ma tu eri imprigionato. Come si è rivelato un bene anche per te? Visto che sostieni questa cosa”
Il consigliere si fermò un attimo e disse: “Mio signore sono sempre con voi, quando siete uscito a cavallo, sarei venuto con voi ovunque, e ci avrebbero catturati entrambi, quando si sarebbero accorti che non potevano sacrificare voi, allora avrebbero sacrificato me!!!!”E’ stato un bene che io fossi qui in prigione!”

Morale: Il punto di questa storia è che non sai come le cose si riveleranno, a volte diamo conclusioni premature: “Questa cosa è molto brutta” o “non era così che doveva andare”, questo perché la mente agisce sempre prematuramente, troppo precipitosa nel dare un giudizio e nell’interpretare le cose sempre in maniera soggettiva. Ciò che a volte sembra una sfida alla vita, ciò che a volte ci sembra una situazione debilitante e negativa, nel corso del tuo futuro potrebbe rivelarsi il tuo asso nella manica e il tuo più grande dono.
Fidati della vita, rimani in silenzio e cerca di distaccarti il più possibile dalle situazioni che avvengono intorno a te, senza giudicare e senza dover obbligatoriamente attaccarti al risultato di esse.

E’ così che potrai fare il grande salto nel tuo percorso di cambiamento e di miglioramento.

 


TERZA STORIA- LA STORIA SUL BUDDHA E IL REGALO


Mentre Buddha stava insegnando ad un gruppo di allievi, si avvicinò un uomo con l’intenzione di aggredire ed insultare il maestro spirituale. Nonostante la situazione estremamente tesa, Buddha reagì con assoluta tranquillità, rimanendo fermo ed in silenzio.
Quando l’uomo se ne andò, uno dei discepoli, indignato da ciò che aveva appena assistito, chiese al suo maestro illuminato perché avesse concesso un simile trattamento dallo sconosciuto.
Buddha lo fissò per un istante, poi rispose con immensa serenità: “Se io ti regalo un cavallo e tu non lo accetti, di chi è il cavallo? “L’allievo, dopo aver tentennato per un momento, disse: “Se io non lo accettassi, il cavallo continuerebbe ad essere vostro, maestro”.
Buddha annuì, e spiegò all’alunno che nonostante alcune persone scelgano intenzionalmente di perdere il loro tempo ad insultare, noi possiamo scegliere se accettare o no queste parole, proprio come faremmo con un regalo qualsiasi. “Se lo prendi, lo accetti, altrimenti colui che insulta rimane con l’insulto tra le mani. Non possiamo dare la colpa a chi ci insulta, perché è nostra la decisione di accettare le sue parole invece di lasciarle sulle stesse labbra da cui sono uscite. ”

 

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Stammi bene, un saluto Riccardo

 

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