Che cos’è l’ego e perché influenza la tua personalità

Che cos’è l’ego e perché influenza la tua personalità

La psiche umana è uno dei più grandi misteri della vita. Qual è la nostra più intima essenza? Qual è la nostra forza vitale? L’idea di chi siamo è un prodotto della mente, dei condizionamenti sociali e dei pensieri che abbiamo? O siamo esseri spirituali, sia materiali che divini?


Chiaramente è necessario più di un approccio per affrontare un argomento così ampio, e lo abbiamo ripetuto più volte in questo sito; il solo approccio fisico/razionale non potrà mai dare una visione chiara dei meccanismi che governano la nostra mente.


Nella psicologia e nelle teorie che derivano dall’Occidente, l’ego gioca un ruolo cruciale nella psiche. Forma il nostro concetto di sé ed è una parte essenziale della funzione cognitiva umana. Al contrario, sul sentiero spirituale l’ego può essere un ostacolo all’illuminazione. Se lasciato a se stesso, può diventare un mostro che deve essere domato e trasceso. La mia vista cade da qualche parte nel mezzo.


CHE COS’E’ L’EGO?



In sintesi, la parola “ego” è la parola latina per “Io”. Tradotto letteralmente, ego significa “Io”. (Se stavi scrivendo “Ti amo” in latino, scriveresti ego amo te.). Egli è quindi l’identità della mente della nostra stessa costruzione, un’identità che è falsa. Quando abbiamo pensieri su noi stessi con i quali siamo d’accordo, costruiamo un’immagine di sé all’interno della nostra autocoscienza. Frasi che contribuiscono a strutturare l’ego sono per esempio “Non sono bravo in matematica.”,”Sono intelligente.””Le mie lentiggini mi rendono brutta.”,”Non piaccio a nessuno.”,”Sono meglio di te.”,”È stato stupido da parte mia.” e via dicendo.
L’ego si nasconde dietro l ‘“io” e il “me”, in quei pensieri e dichiarazioni che tendono a giudicare le persone e la propria identità, e che costruiscono immagini distorte della propria realtà allontanandoci da ciò che siamo realmente.
Quando abbiamo tali pensieri e siamo d’accordo anche con la minima convinzione che queste idee abbiano una base di verità, allora stiamo costruendo, o rafforzando, un ego. Abbiamo questi pensieri per la prima volta quando siamo bambini, forse quando siamo stati presi in giro nel parco giochi, o quando siamo stati rimproverati o elogiati da un insegnante o da un genitore. In tutte le culture, lo sviluppo di un’immagine di sé è una parte normale della socializzazione. I problemi sorgono, tuttavia, quando l’immagine di sé è negativa, imprecisa o addirittura eccessivamente positiva.


Perché è così difficile da spiegare o descrivere l’ego?



L’ego è difficile da definire perché l’ego non è una cosa specifica. In realtà è composto da molte credenze diverse che una persona acquisisce nel corso della propria vita. Queste convinzioni possono essere diverse e persino contraddittorie. A complicare ulteriormente il tutto, l’ego di ogni persona è diverso. Se qualcuno identificasse e descrivesse chiaramente tutte le parti del proprio ego e ciò che lo spinge a compiere una determinata azione o giudizio, potresti non ottenere una buona descrizione del tuo ego personale. La sfida di diventare consapevoli della propria struttura e di come appare la propria parte egoica, diventa più difficile se pensiamo a quanto la nostra cultura non premia chi cerca di dirigere la propria attenzione verso l’interno e studiare la propria interiorità.


L’EGO SECONDO LA SCIENZA E LO PSICOLOGO FREUD



L’uso dell ‘“ego” si è insinuato nella psicologia principalmente attraverso il lavoro di Sigmund Freud. Egli era un rinomato neurologo che fondò la disciplina della psicoanalisi nei primi anni del 1890, nel tentativo di comprendere il funzionamento dell’immagine dell’Io e le sue influenze sulla mente e sul corpo umano.
Queste scoperte, indirizzarono lo psicologo tedesco verso la convinzione che i nostri pensieri, emozioni e motivazioni siano alimentati da un ricco universo interiore – la maggior parte del quale non ne siamo consapevoli – ma che tuttavia influenza e coordina la nostra personalità e la nostra percezione della realtà.
Nella teoria di Freud, l’ego è la parte della personalità che fa da arbitro tra i desideri animaleschi dell’ “Es” e gli standard morali e sociali del “Super-io”. Ma, cosa interessante, la parola “ego” non compare da nessuna parte negli ampi scritti di Freud. Non ha mai usato quel termine. Piuttosto, l’ego era una traduzione di ciò che Freud, scrivendo in tedesco, chiamava “das Ich” – letteralmente “l’io”.


L’ES,L’IO E IL SUPER-IO



Questo universo interiore è teorizzato da Freud in una branca della psicoanalisi, nota come psicologia dell’Io, che divide la psiche umana in tre distinti livelli di coscienza: l’Es, l’Io e il Super-Io.
Secondo Freud, l’Es subconscio è l’aspetto più radicato della psiche umana. È il nostro istinto animale, la nostra parte “primitiva”. Questo aspetto caotico della mente è immagazzinato nel profondo del subconscio e cerca una gratificazione immediata seguendo il piacere ed evitando il dolore. Giustamente, Freud ha coniato questo meccanismo con il nome “principio del piacere”.
L’ego invece, è un aspetto inconscio della mente che funge da cuscinetto tra la ricerca ossessiva del piacere e la realtà del mondo esterno. In modo appropriato, Freud ha coniato questo il “principio di realtà”. Sebbene l’ego cerchi di soddisfare gli istinti di piacere dell’Es, l’ego lo fa in modo molto più razionale e logico. Proprio per questo se osservato da questa prospettiva e paragonato all’Es, l’ego è positivamente più razionale. Chiamiamolo il principio “non fare il coglione ma voglio comunque cose carine”.
Il terzo e ultimo aspetto, il Super-Io, è governato dal condizionamento sociale. Modellato intorno all’età di 3-5 anni, il Super-Io è guidato dai valori della società e dei genitori, e spesso mira alla perfezione. Questo aspetto cosciente della mente è ulteriormente suddiviso nella coscienza (sentimenti di colpa) e nel sé ideale (“dovrei” essere così o così). Ad oggi, dati i bombardamenti mediatici e le influenze esterne, il Super-Io è a tutti gli effetti la parte egoica più influenzata e responsabile dei comportamenti terribili adottati dall’umanità.



CARL JUNG E LA COSCIENZA DELL’EGO



Questo concetto di ego è stato costruito dal protetto di Freud, Carl Jung. In molti modi, Jung colma il divario tra il modello della psiche di Freud e un approccio più orientale quindi spirituale. Jung credeva che mentre l’ego era il centro sia della psiche che della coscienza umana, non era tuttavia l’ingrediente magico nella ricetta della vita umana. Invece, evidenzia i limiti dell’io o ego, e attribuisce molta importanza al subconscio.
Chiunque abbia una coscienza dell’ego dà per scontato di conoscere se stesso. Ma l’ego conosce solo i propri contenuti, non l’inconscio e ciò che è presente dentro, ed è proprio lì, negli abissi di quell’oceano misterioso che è racchiusa la vera natura dove, si suppone, sia presente il vero potere umano.
Jung considerava essenziale per la consapevolezza la formazione dell’ego. La consapevolezza implica la divisione tra soggetto e oggetto: per diventare conscio, devo conoscere ciò che sono e non sono. Ho bisogno di percepire ciò che è là come opposto a ciò che è qui. Inoltre, egli vedeva l’ego come un elemento necessario dell’intenzionalità, della concentrazione e della risolutezza.
Secondo Jung l’ego, in quanto complesso, è estremamente malleabile e “occupabile”. Quando viene occupato dai contenuti dell’inconscio, quando è sotto il controllo di altri complessi, diventa insicuro, manipolato ecc. 

Vedi, ciò che spesso chiamiamo ego è in realtà l’ego posseduto da uno o più complessi, per esempio il complesso dei soldi, del potere, del sesso, dell’aggressività. Tali complessi non sono la natura essenziale di un individuo, ma hanno il potere di usurpare o possedere l’ego.

In generale, “chi penso di essere” è lo stato dell’ego. Ma il problema è che “chi penso di essere” può anche essere un complesso. Posso essere nato in una famiglia di schiavi e avere l’identità di uno schiavo. 

Durante un’attività sportiva per esempio, non si è normalmente in un complesso. Il battitore può essere tanto nervoso da non riuscire a ruotare la mazza, ma di solito quando la palla viene lanciata, si è totalmente concentrati e presenti sul momento. Quello secondo Jung,è uno stato di “puro ego”, tradotta in gergo spirituale, uno stato di totale ancoraggio al presente in cui siamo connessi al sacro IO SONO, ovvero alla nostra parte più sacra.

In altre parole per la psicologia, o meglio, per lo psicologo Jung, lo stato di puro ego equivale alla condizione in cui conosciamo la realtà per ciò che è. Ed è un concetto, come già detto, molto simile a quello zen di “non-mente”, cioè di puro essere.

Le ricerche di Jung condussero lo psicologo ad adottare quindi un approccio più spirituale, riconoscendo un elemento mistico della psiche che non era necessariamente governato da sole pulsioni biologiche. Una forza trainante in grado di influenzare le nostre decisioni.Il nostro subsconscio. 

Ora, qui è dove entra in gioco la spiritualità: quali sono questi processi misteriosi? Sono semplicemente impulsi biologici incorporati nel nostro DNA? Aspetti condizionati della mente profondamente radicati? O c’è qualcosa di più grande che tiene in piedi la nostra parte inconscia e il nostro ego?

 

ANDARE OLTRE LA MENTE:L’EGO E LA SPIRITUALITA’




Sebbene la fisica quantistica fonda sempre più la teoria scientifica con i concetti spirituali, le teorie occidentali dell’ego sono limitate al mondo materiale. L’argomento centrale del materialismo di quasi tutta la scienza è che esiste solo il regno fisico. Se applichiamo i concetti materialistici della scienza, l’essere umano è esclusivamente un essere fisico. Il nostro cervello, fatto di materia fisica, contiene la mente e la mente è la fonte della coscienza umana.


Ma è un controsenso tutto ciò, già ammettere l’esistenza della mente è come ammettere che ci sia molto di più oltre al regno fisico dato che la mente non è ne una cosa fisica ne materiale!


L’importanza della spiritualità invece, è che il suo focus è oltre la dimensione materiale. Quando guardi oltre il materiale, il concetto di chi siamo si espande notevolmente. Guardando la psiche da questa prospettiva, ci rendiamo conto che ciò che influenza profondamente l’essere umano non sono i pensieri che abbiamo su noi stessi, ma invece una consapevolezza espansiva dietro quei pensieri, la testimonianza del nostro mondo interiore. La nostra vera essenza.
Nella filosofia orientale, questa è la nostra vera identità. Siamo connessi a una dimensione spirituale e divina di pura consapevolezza, puro essere. La nostra psiche non fa parte di un tutto più grande, è il tutto più grande, senza separazione nel mezzo. Questo mare di coscienza in cui dimorano vibrazioni più alte, di amore e gioia, sembrerebbe, secondo quanto scoperto, mettere in connessione tutti gli esseri viventi dentro una rete complessa chiamata coscienza globale. Alcuni istituti scientifici come l’Institute of HealthMath stanno iniziando a dedicare le loro ricerche verso questa coscienza collettiva ed a studiare i fenomeni fisici che legano questo mare di coscienza. Leggi questo articolo in cui trattiamo tutte le scoperte scientifiche su questo argomento: La Coscienza Globale esiste:le scoperte della scienza.


Per le filosofie spirituali siamo tutti UNO e la mente attraverso l’ego, si immedesima in questa illusione auto-creata in cui ci sentiamo staccati dal TUTTO. Tutti i mistici e gli illuminati come il Buddha,Mahamuni Babaji,Ishaputra,Yogananda e via discorrendo chiamano questa illusione,L’ILLUSIONE DI MAYA. Ignorantemente, dato appunto i meccanismi del nostro ego, siamo convinti che la nostra vita sia quella di sopravvivere a questa esistenza pensando a noi stessi e al proprio orticello. Tutti appunto vivono secondo il paradigma dell'”IO” senza immergersi nel paradigma del “NOI”, nel sentirsi tutti parte di una grande barca in cui non esistono differenze di lingua,cultura e religione.


L’OCEANO E LA CIPOLLA



Ora è il momento di una metafora colorata. Pensa all’universo come a un oceano cosmico di coscienza. Ognuno di noi, al livello più profondo della nostra psiche, è una parte di questo oceano. L’ego ci impedisce di vedere questa realtà ingannandoci, facendoci credere che esistiamo solo materialisticamente. Quando ci identifichiamo con l’ego, la nostra immagine di sé aiuta a creare l’illusione di essere individuali e separati dall’oceano. Crediamo di essere schiacciati nei confini della materia grigia, della carne e del sangue.
Continuando la metafora, immaginiamo l’ego come una cipolla, che galleggia sull’oceano cosmico. La “cipolla egoica” consiste in uno strato dopo l’altro di pensieri (“Sono inutile”), di credenze (“non c’è Dio”,”La spiritualità non esiste”), di opinioni (“Secondo me quella persona è pazza” “Dovrei comportarmi diversamente se voglio piacere alle persone” ) e ricordi del tuo passato. Identificarsi con questa immagine di sé significa vivere una vita in cui la vastità dell’intero universo è auto-ingannevolmente contenuta in una cipolla. Un bozzolo auto-costruito in cui la prospettiva della realtà si restringe quasi del tutto.


IDENTIFICARSI CON GLI STRATI DELLA CIPOLLA E LA NEGATIVITA’



La cipolla egoica spiega perché la pratica spirituale sottolinea l’importanza di non identificarsi con l’ego. La cipolla è un minuscolo riflesso di chi sei veramente. Ho detto sopra che l’ego è parte integrante del funzionamento nella società, e questo è vero. Il problema non è l’ego, ma come ti identifichi con esso. Identificarsi con la cipolla non sarebbe terribile se fosse fresca, pragmatica, logica, razionale e disinteressata. Ma la maggior parte delle nostre cipolle è viziata da un pregiudizio di negatività, come ipotizzato dallo studio del 2001 di Paul Rozin e Edward Royzman.
Oltre ai pensieri e alle convinzioni che abbiamo sulla nostra identità (“Non sono amabile”, “Non sarò mai felice”) e sul mondo esterno (“le cose non vanno mai a modo mio”), anche i pregiudizi di negatività contaminano il nostro ricordo della memoria , un altro aspetto significativo del “chi sono io?” della cipolla. Lo studio di Rozin e Royzman ha scoperto che la potenza delle esperienze negative è molto più alta di quella positiva, il che significa che i nostri ricordi di eventi negativi sono molto più forti.
Quindi non solo l’identificazione con la cipolla limita drasticamente il nostro potenziale e ci taglia fuori dal vasto oceano della consapevolezza, ma ci convince anche di non essere così grandi o all’altezza per affrontare questa illusione. Un paradosso!


Viviamo le nostre vite convinti di essere la cipolla, e la figura che creiamo di noi stessi spesso, si allontana molto da una prospettiva positiva. Sì, le cipolle possono essere mature, logiche, premurose, di successo, stimolanti e di molti altri tipi ancora. Possiamo lavorare per migliorare la nostra cipolla. Ma una cipolla può eccellere solo nel mondo materiale non in quella spirituale. Eccellendo solo nel piano fisico non potremo mai sviluppare il vero potenziale umano.
Come già detto, l’identificazione con la cipolla egoica è un fenomeno globale. Viviamo in un’illusione di massa, che il buddismo chiama maya. Per lo psicologo americano Charles Tart, noto per il suo lavoro nel campo della coscienza, si tratta di una “trance consensuale” che è “uno stato molto più pervasivo, potente e artificiale dell’ipnosi ordinaria”.
Siamo un oceano illimitato che si crede una cipolla. Non è assurdo?


COME OCCUPARSI DEL PROPRIO EGO



“Smetti di definire te stesso – a te stesso o agli altri. Non morirai. Rimarrai in vita. E non preoccuparti di come gli altri ti definiscono. Quando ti definiscono, si limitano, quindi è un loro problema. Ogni volta che interagisci con le persone, non esserci principalmente come una funzione o un ruolo, ma come il campo della Presenza cosciente. Puoi solo perdere qualcosa che hai, ma non puoi perdere qualcosa che sei. “


Eckhart Tolle, tratto dal libro “Una nuova terra

Ci sono due elementi importanti da considerare. Il primo è che non sei la cipolla e il tuo potenziale è illimitato. Non siete pensieri o convinzioni, ma invece, parte di un tutto più grande. Quell’insieme più grande contiene pace, tranquillità, amore, in altre parole, sei connesso al tuo Sè superiore, alla tua Anima. 

Capire che sei parte dell’oceano e prendere coscienza della tua natura spirituale può liberarti.


Il secondo elemento è l’importanza della cipolla nel funzionamento della vita quotidiana. Prendere consapevolezza di essere in una posizione unica in cui puoi diventare consapevole della tua natura divina (che può essere fatto con la pratica spirituale) e bilanciare i doveri materiali (crescita personale, raggiungimento degli obiettivi, ecc.) con la consapevolezza che la natura più profonda e spirituale rimarrà per sempre la stessa.
Non desiderare di rendere perfetta la cipolla, quella è sempre la tua natura egoica che influenza la tua percezione e cerca di raggiungere l’illusione della perfezione. Non possediamo gli strumenti necessari per definire ciò che è realmente perfetto! Piuttosto cerca di canalizzare i tratti divini (come la compassione e l’amore) e la cipolla crescerà automaticamente. Spiritualmente parlando, l’obiettivo finale è quello di costruire una cipolla sana e matura combinata con la comprensione della nostra natura sempre presente, divina e spirituale.
Per prendere coscienza della cipolla, la meditazione è fondamentale. Fare un passo indietro e assistere alla parte della psiche che contiene l’ego è estremamente prezioso. Ma ricorda sempre: non sei la cipolla. Sei l’oceano. E l’oceano è vasto. Ed è qui. Sempre.


Come ti rapporti con chi sei veramente? Fammi sapere nella sezione commenti qui sotto.

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Stammi bene,un saluto Riccardo

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