La Coscienza Globale esiste:le scoperte della scienza

La Coscienza Globale esiste:le scoperte della scienza

Come abbiamo approfondito nell’articolo Tutto è uno: il funzionamento della coscienza collettiva, ogni particella di energia è coinvolta da una connessione indissolubile con qualsiasi altra particella esistente, creando un’unica e indivisibile coscienza globale.

Il filo conduttore che connette una particella all’altra è l’energia, di cui la materia stessa è composta. L’energia vitale che circola in ognuno di noi è la stessa energia che compone l’intero universo. Perciò, nessun componente è più importante di un altro. Ogni elemento è un tassello essenziale della creazione universale in cui ogni cosa interagisce con il Tutto, formando l’immenso mosaico della Vita. 

Consapevoli di questa interconnessione, possiamo affermare che ogni disarmonia generata dalla violenza e dalla follia umana ricade inevitabilmente come una nemesi karmica non solo su chi l’ha causata ma su tutta la comunità di cui l’individuo fa parte. Per questo ogni individuo deve arrivare a sentirsi responsabile del destino collettivo. (Approfondisci qua: Che cos’è il karma collettivo e come funziona)

Come in una sola famiglia se un individuo commette un atto criminoso tutti i componenti ne pagano indirettamente le conseguenze. Allo stesso modo se un individuo compie un atto lodevole tutta la comunità ne beneficia proprio perché su piani più sottili tutto è interconnesso.

Questo processo di interconnessione si manifesta nella vita di tutti i giorni attraverso il principio della Legge di Attrazione: come un’Anima attira a sé esperienze simili alle sue energie interiori, anche un collettivo manifesta la sua realtà esteriore secondo la qualità delle vibrazioni prodotte dalle Anime che lo compongono. Perciò, quando impariamo a lasciare andare la propria melma emotiva, oltre a purificare la nostra vita,  diamo un forte contributo alla purificazione delle memorie energetiche del collettivo. E quindi ad accelerare il cambiamento sociale. (Puoi approfondire qua: La Legge di Attrazione: la spiegazione scientifica)

A conferma di questo, negli anni ’80 l’Illuminato Maharishi Mahesh consegnò gli strumenti necessari per accelerare il processo di guarigione del pianeta attraverso un meccanismo che, negli anni a venire, venne soprannominato “Effetto Maharishi”.

Questa tecnica cavalca proprio la logica della coscienza globale poiché, in termini pratici, l’effetto Maharishi si manifesterebbe nel momento in cui un insieme di persone svolge in gruppo la meditazione e decide volontariamente di indirizzare verso una precisa direzione la propria energia interiore, permettendo così di influenzare positivamente il campo unificato dell’umanità e di assistere a un netto miglioramento delle tendenze sociali in un’ampia zona circostante, come la riduzione della criminalità, degli incidenti, delle malattie e di altri problemi, come perfino un miglioramento dell’economia.

Secondo le convinzioni del maestro indiano, il cervello umano sarebbe infatti in grado di espandere la sua vibrazione nell’ambiente circostante influenzando positivamente la persone e gli avvenimenti presenti nel mondo. Ma non è tutto: tale era la sua conoscenza su questo campo unificato che decise di rendere disponibile anche un equazione matematica. Dette istruzioni estremamente accurate in modo da permettere ai praticanti della Meditazione Trascendentale di sapere in ogni specifica circostanza e condizione societaria quale fosse il numero preciso di meditatori da utilizzare per attivare l’effetto Maharishi.

La formula consiste nella radice quadrata dell’1% della popolazione. Quindi, per esempio, se qualcuno decidesse di utilizzare questa pratica energetica per influenzare positivamente gli eventi sociali di una città da centomila abitanti, il numero minimo di meditatori richiesti per avviare questo processo di trasformazione sarà rappresentato dalla radice quadrata dell’1% di centomila abitanti. Circa 31 persone.

Questa equazione fu fonte di studio da parte di molte comunità scientifiche, le quali furono molto interessate ad approfondire i principi che orbitavano intorno a questa tecnica meditativa, poiché essi sembravano combaciare con le scoperte che, in quel periodo, vennero fatte dalla fisica quantistica. 

Tra i tanti esperimenti che confermarono l’effetto Maharishi e i suoi magnifici benefici, quello più eclatante fu senza dubbio quello prodotto da John Hagelin – rinomato fisico quantistico – a Washington DC nel 1994.

 

 

In questo esperimento sociale, soprannominato Studio 35, quattromila persone meditarono quotidianamente per un mese consecutivo a Washington Dc, con lo scopo di influenzare positivamente la coscienza collettiva della capitale americana e far abbassare la percentuale di crimini che, in quel periodo, era dilagante. (Approfondisci dettagliatamente qua: Studio 35: l’esperimento che confermò l’esistenza della coscienza collettiva)

Contro tutte le aspettative l’esperimento funzionò e la criminalità a Washington Dc si abbassò del circa il 20%. Ma c’è di più: oltre a questo, nel corso del mese vennero registrati altri miglioramenti sociali: una forte riduzione delle chiamate psichiatriche di emergenza, dei casi da trauma ospedaliero, dei reclami contro la polizia e dei decessi accidentali.

Tuttavia, se qualche migliaio di persone è riuscito a ridurre i tassi di criminalità di una capitale da qualche milione di abitante, perché un gruppo di meditatori non potrebbe anche influenzare positivamente i conflitti sociali o le guerre?

Alcuni anni fa, i Dottori Charles Alexander e John Davies dell’Università di Harvard, decisero di riunire per un periodo di 27 mesi alcuni gruppi di meditatori esperti a Gerusalemme, in Jugoslavia e negli Stati Uniti per meditare e focalizzare l’attenzione verso le questioni sociali che attanagliavano l’intero pianeta.

In quel periodo, la guerra in Libano preoccupava le sorti del pianeta e, dinanzi a questa crisi umanitaria, questo conflitto poteva essere un banco di prova per convalidare l’efficacia dell’Effetto Maharishi.

I ricercatori dopo aver controllato statisticamente i cambiamenti climatici, le varie festività religiose, l’attività della polizia ed altri eventi sociali, notarono che i livelli di violenza in Libano diminuivano dal 40% all’80% ogniqualvolta un gruppo meditava e concentrava la propria energia verso la crisi libica. Ma c’è di più: le riduzioni maggiori si verificavano quando il numero di meditatori era maggiore.

Durante queste intense sessioni di meditazione di gruppo, il numero medio di vittime giornaliere nella guerra libica, passava da da dodici a tre, con una diminuzione di oltre il 70%. Gli infortuni legati alla guerra diminuirono del 68% e l’intensità del conflitto scese del 48%.

Come afferma il fondatore dell’Istitute of Heartmath, creatore di un istituto no-profit che racchiude diversi team di scienziati che ricercano e sviluppano metodologie pratiche per creare un collegamento tra mente e cuore, tutto è collegato e interconnesso. Sono le nostre percezioni soggettive a farci vedere una realtà divisa e non unitaria. “Come possiamo avere una tale influenza l’uno sull’altro a distanza? Non ci sono ancora risposte chiare, ma ipotizziamo che esista un campo unificato che interagisce e influenza la coscienza. Suggeriamo anche che le onde coerenti e positive generate dalle persone hanno maggiori probabilità di influenzare l’ambiente della coscienza collettiva rispetto alle onde provenienti da stati di disarmonia e negatività. La teoria del nostro istituto è che, siccome un numero sufficiente di individui aumentano la loro coerenza personale (NOTA: intende l’armonia delle energie del cuore), essi riescono a portare una maggiore coerenza sociale e quindi ad influenzare famiglie, team e organizzazioni nelle zone limitrofe, che a loro volta possono portare a una maggiore coerenza globale planetaria.
Ciò implica che ogni individuo contribuisce all’ambiente di campo globale attraverso i loro atteggiamenti, le intenzioni e le esperienze emotive di ogni persona. Questo dà potere a molte persone che spesso si sentono sopraffatte dalle attuali previsioni negative e dai conflitti sul pianeta, maturando la consapevolezza che ognuno può fare la differenza e che, aumentando la loro coerenza emotiva, possono dare un contributo ad accelerare il cambiamento che molti ora percepiscono e che, effettivamente, si sta verificando”.

 

Un abbraccio forte, Riccardo Ciattini.

 

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